Con l’età del Rinascimento, ad inizio del 1400, l’Italia inizia a dettare legge nel campo della storia dell’arte.

Si tratta di un’epoca storica che, oltre a coinvolgere i modelli di rappresentazione, modifica anche il ruolo esercitato dall’artista nella società in cui vive. Epicentro del Rinascimento fu Firenze, capitale culturale d’Italia che, nella seconda metà del XV secolo, dalla pace di Lodi (1454) alla morte di Lorenzo il Magnifico, conoscerà uno straordinario sviluppo grazie al mecenatismo esercitato dalla famiglia dei Medici.

Principale figura dell’arte fiorentina di inizio ‘400 è Filippo Brunelleschi. Un architetto folle tanto quanto fu il suo progetto di cupola per la cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze (1420-36), realizzata in mattoni autoportanti: una vera e propria innovazione strutturale mai tentata prima.

In pittura, ancora una volta, la fanno da padroni i nipoti di Giotto e Donatello, supportati a dovere dal denaro delle principali corti dell’Italia dell’epoca: se a Mantova molti degli apparati iconografici della famiglia Gonzaga sono opera di Andrea Mantegna (palazzo ducale: http://guideturistichemantova.it/il-palazzo-ducale-2/), in Toscana incontriamo Piero della Francesca, cui dobbiamo una ardita sperimentazione sulla prospettiva, applicata in modo scientifico e curato si veda la splendida flagellazione, con i punti di fuga prospettici: il giovane Leonardo da Vinci (che fu allievo del Verrocchio, come attesta la famosa Gioconda), e, più spostato verso il Veneto, Giovanni Bellini, pittore del nord est italiano che lavora per primo sul naturalismo. Fuori d’Italia occorre segnalare il fiammingo Albrecht Durer: un artista che introduce il concetto di malinconia nelle sue acqueforti, estremizzando il sentimento classico e le posture sempre molto decorose dei pittori italiani; Durer sarà il primo artista a lavorare sulla psiche e a cercare di farla parlare (Melancholia).

Il primo Cinquecento è completamente nelle mani di Raffaello Sanzio di Urbino e di Michelangelo Buonarroti (quest’ultimo anche buon poeta, oltre che sommo scultore e pittore). Raffaello parla di un’umanità riconciliata con se stessa, serena, ci racconta di una bellezza assoluta (la scuola d’Atene, ai musei Vaticani.

Michelangelo racconta invece un’umanità in perenne ricerca dei propri valori, impetuosa, in perenne movimento, come si vede anche nei nudi della Cappella Sistina o nella Pietà vaticana.

Due anime agli antipodi, una opposta all’altra.

Michelangelo  ricevette nel 1546 l’incarico di completare la basilica di San Pietro a Roma, lasciata incompiuta da Antonio da Sangallo, appena defunto.

In Piemonte, è da segnalare, tra 1490 e 1500, il cantiere per il nuovo Duomo di San Giovanni Battista, prima opera del ducato sabaudo ad aderire ai dettami del Rinascimento in Piemonte. Alla sua realizzazione contribuirono numerosi artisti di provenienza romana, chiamati dal cardinale Della Rovere di Vinovo. In quel periodo, prevosto della chiesa è Baldassarre di Bernezzo, singolare figura di prete che, a Pinerolo, patrocinerà la costruzione del duomo di San Donato con il suo battistero. La sua tomba, nella cattedrale di Pinerolo, è uno dei pochi esempi di Rinascimento nel Pinerolese.

L’età del Barocco, che si apre nel tardo Cinquecento, dopo la fine del concilio di Trento (1567), propone un’arte che deve fare i conti con il mutato quadro politico e religioso europeo. Si è ormai entrati in un’epoca di regimi assoluti, nei quali il re deve controllare che i suoi sudditi professino la sua stessa religione, così che il suo potere non sia mai messo in discussione in nessun aspetto della vita quotidiana. E’ l’età in cui il trono e l’altare si saldano come non era mai avvenuto in precedenza: all’uomo comune tocca abbassare lo sguardo ed obbedire ai principi delle nazioni e ai principi della Chiesa. Qualora non lo facesse, sono pronte le manette della Sacra Inquisizione.

L’arte del Barocco, così come la musica o la poesia, diventa stupore, “maraviglia”, tentativo di colpire lo spettatore con effetti di luce e di ombra mai visti in precedenza, con la volontà di ritrarre anche i moti più intimi dell’animo umano, senza correzioni, senza finzioni: un realismo estremizzato, tanto per capirci.

Per alcuni artisti, questi temi si risolvono nello scontro tra bene e male, perfettamente incarnato dalla ricerca del chiaroscuro di Michelangelo Merisi detto Caravaggio, l’icona di un’epoca sospesa tra volontà di bene e lacci peccaminosi. Nei suoi quadri spicca la ricerca dell’espressività, sempre estrema, senza mezze misure: lo spavento non è una copia dello spavento reale, la morte è rappresentata senza finzioni, per direttissima: lo si può vedere in questa Deposizione di Cristo tratta dai Musei Vaticani.

In architettura, la progettazione è sempre più figlia di complicati calcoli algebrici: l’architetto diventa uno specialista di matematica, di astronomia, di filosofia, di arti magiche. Complessi calcoli sfondano il muro della realtà visibile e rendono possibili linee e strutture di alto virtuosismo visivo: Guarino Guarini (1624-1683), padre teatino di stanza a Torino, elabora, oltre alla facciata mistilinea di palazzo Carignano per il suo datore di lavoro, il principe Emanuele Filiberto di Savoia Carignano (1679), anche la “stellata” Cappella della Sindone del duomo cittadino e la cupola di quella che è oggi diventata la Real chiesa di San Lorenzo della stessa città (foto di opere torinesi del grande architetto).

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