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La Scapigliatura nasce nelle grandi città del nord Italia immediatamente dopo che la nostra nazione è stata unificata (1861).  Anche se non è proprio una scuola, si può parlare di un movimento con diversi esponenti e diverse idee. Il primo a dare il nome ai seguaci di questo stile letterario è stato Cletto Arrighi di Milano, che descriveva così, nel romanzo La Scapigliatura e il 6 febbraio (1862), chi ne faceva parte:

In tutte le grandi e ricche città del mondo incivilito, esiste una certa quantità d’individui tra i venti e i trentacinque anni non più; pieni d’ingegno quasi sempre; più avanzati del loro secolo; indipendenti come l’aquila delle Alpi; pronti al bene quanto al male; in quieti, travagliati [insoddisfatti interiormente], turbolenti, i quali, e per certe contraddizioni fra la loro condizione e il loro stato, vale a dire tra ciò che hanno in testa e ciò che hanno in tasca […] meritano di essere classificati in una nuova  e particolare suddivisione della famiglia civile […] Questa casta […] l’ho battezzata appunto: la Scapigliatura milanese

Che cosa avevano in comune questi scrittori? Subivano l’influsso di un grande autore francese che sarebbe scomparso nel 1867, a soli 46 anni, Charles Baudelaire, che cantava il vino, l’oppio e una vita diversa da quella ordinaria, fondata sui valori della Natura e che odiava ciò a cui aspirava la borghesia ottocentesca: il denaro, la stima sociale, la famiglia. Per lui, i borghesi erano uomini con un grande portafogli. Peccato che non avessero più anima.

Gli scapigliati italiani, che vivevano soprattutto in Lombardia e in Piemonte, si battevano perché l’arte venisse riconosciuta da tutti come unico scopo di vita dell’uomo, perché la morale dei borghesi non inquinasse la loro ricerca di purezza, perché l’amore non venisse cantato come il più significativo elemento della vita ma come un qualcosa di distruttivo. Gli scapigliati vivevano in soffitte o scantinati freddi, con pochi soldi, molte idee, tanta tubercolosi e qualche prostituta. Amavano l’orrido, i temi torbidi, la bruttezza, l’ossessività, la follia. Per questo essi si servivano del realismo, per le loro narrazioni; per questo un autore come Giovanni Verga si avvicinò molto a questo movimento culturale, pubblicando, sotto la sua influenza, i romanzi Una peccatrice, EvaTigre reale, Eros (1865-1874), tutti contrassegnati da una passione amorosa che conduce alla distruzione chi le è soggetto.

Tra i maggiori autori appartenenti alla Scapigliatura, ricordiamo, oltre a Cletto Arrighi: Iginio Ugo Tarchetti, Camillo Boito, Carlo Dossi ed Emilio Praga.

Di Tarchetti, riproduciamo qui di seguito uno stralcio tratto dal romanzo Fosca (1869), una delle opere più famose di quel periodo storico. Esso descrive a quale punto sia giunto un giovane ufficiale, distrutto da un amore crudele, con una ragazza malata, che l’ha incatenato a sé e gli ha tolto ogni respiro.

Sí, sono oramai cinque anni! Le cause del mio terrore non hanno cessato di esistere, perché il mio cuore non è di quelli che dimenticano, ma, comunque sia, questo terrore è dissipato. Mi sento ora il coraggio di ricordare e di scrivere. Ora che tutto deve essere finito!
Mi guardo spesso d’intorno come fossi rimasto solo nel mondo, come se le illusioni che mi avevano accompagnato sin qui fossero state cose vive e sensibili, come dovessi rivederle al mio fianco. Era venuto innanzi solo nella vita, e non mi era accorto mai di esser solo. Ma ora! Ho provato la solitudine della società, e l’ho spesso cercata con ardore, l’ho cercata anzi sempre; quella è nulla. È la solitudine delle passioni che è orribile!
Non so se gli altri uomini abbiano seguito un passaggio cosí rapido e cosí violento come il mio, dal periodo della fede a quello della disperanza; se sieno passati ad un tratto dalla vita operosa della gioventú, alla vita inerte e sconsolata della vecchiezza. Credo nondimeno che molti vi sieno entrati con calma, quelli che amarono
serenamente e con calma. Io era nato con passioni eccezionali. Io non avrei mai saputo né amare né odiare a metà; non avrei potuto abbassare i miei affetti fino al livello di quelli degli altri uomini. La natura mi aveva reso ribelle alle misure comuni e alle leggi comuni. Era dunque giusto che anche le mie passioni avessero cause, modi, svolgimenti, fini eccezionali. Ho avuto due grandi amori, due amori diversamente sentiti, ma ugualmente fatali e formidabili. È con essi che si è estinta la mia gioventú; è per essi. Scrivendo queste pagine, io non ho altro scopo che di interrogare le mie memorie ancora una volta per non doverle interrogare mai piú. Io innalzo questo monumento sulle ceneri del mio passato, come si compone una lapide sul sepolcro di un essere adorato e perduto. Ho presa una grande risoluzione.
Prima di ritirarmi dal mondo, prima di isolarmi in mezzo alla folla — isolamento assai piú penoso che nelle vaste solitudini della natura — ho voluto ricordare ancora una volta, ricordare con pienezza e con fede. Io sono ora in pace con me stesso. Le agitazioni profonde della mia anima, le irrequietezze febbrili della mia mente sono cessate. Io ne comprendo ora le cause. Molti uomini non si trovano bene colla vita perché non hanno ancora scoperto il loro punto d’equilibrio.  Il difficile è trovare il centro della propria anima!
Non scriverò che di un solo di questi amori. Non parlerò dell’altro che pel contrasto spaventoso che ha formato col primo. Quello non è stato che un amore felice. Raccontarlo, sarebbe lo stesso che ripetere la storia di tutti gli affetti, e non v’è creatura che abbia amato sí poco da non conoscerla. O si abbandona, o si è abbandonati — spesso desiderosi, spesso contenti dell’abbandono. Tal cosa è il cuore umano. Piú che l’analisi di un affetto, piú che il racconto di una passione d’amore, io faccio forse qui la diagnosi di una malattia. — Quell’amore io non l’ho sentito, l’ho subito. Non so se vi siano al mondo altri uomini che abbiano superato una prova come quella, e nelle circostanze in cui io l’ho superata; non so se vi sarebbero sopravvissuti.

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Paolo CavalloBlog studentiSocietà e culturascapigliaturaLa Scapigliatura nasce nelle grandi città del nord Italia immediatamente dopo che la nostra nazione è stata unificata (1861).  Anche se non è proprio una scuola, si può parlare di un movimento con diversi esponenti e diverse idee. Il primo a dare il nome ai seguaci di questo stile...Una comunità scolastica attiva