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Ancora all’interno della sezione “in vita di Laura” (che va dal sonetto 1 al 265), si legge uno dei testi che meglio raffigurano la doppiezza dell’animo di Petrarca, che vuole, ma allo stesso tempo non vuole, che piange mentre ride e si ciba di dolore a causa di Laura. Il sonetto, che accosta una lunga serie di antitesi, fotografa l’animo diviso del poeta, che sa di sbagliare, amando una donna terrena, ma che sa anche di non poter smettere di farlo.

Sintesi del Sonetto 134

Pace non trovo e non ho armi con cui fare guerra, temo e spero, tutto insieme, brucio e sono di ghiaccio, mi slancio verso il cielo e striscio per terra, non stringo nulla nella realtà e idealmente abbraccio tutto il mondo.

Amore, la Divinità laica che mi ha catturato, mi ha posto in un carcere da cui non mi permette di uscire e nel quale però nemmeno mi tiene chiuso; Amore non mi tiene prigioniero, ma non mi lascia neppure libero. Purtroppo, Amore non mi uccide, ma nemmeno mi permette di slegarmi dai ferri con cui mi vincola. Non mi vuol vivo ma nemmeno mi conduce in salvo.

Vedo senza usare gli occhi, e, per quanto sia privo di voce, grido. Mi auguro la morte e chiedo aiuto perché essa non mi colga. Odio me stesso e amo gli altri.

Mi cibo di dolore, rido mentre piango amaramente. Sia vivere sia morire mi fanno dispiacere. Sono in questo stato, donna, a causa vostra.

Il finale scioglie l’enigma degli opposti che hanno costellato il sonetto. E’ colpa della passione amorosa, terrena, non salvifica (come era stata quella di Dante per Beatrice), l’incertezza in cui lo stato d’animo del poeta si trova a  vivere. Questa coincidenza di sentimenti opposti fu ben resa dal compositore Franz Liszt (1813-1886) in un omonimo lied per voce e pianoforte

 

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