Tempo di lettura: 3 minuti

 

 

 

“Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita, un senso non ce l’ha”.
Sono le parole d’una famosa canzone di Vasco Rossi, intitolata “Un senso”.

Con semplicità e immediatezza, nelle prime strofe ripropone la domanda che tutti, almeno una volta, ci siamo posti nella vita, soprattutto in circostanze particolari : nei momenti di attesa, nei momenti in cui qualcosa ci rende infelici, nei momenti di sosta,  di sofferenza, o quando ci troviamo da soli con noi stessi a pensare.
Sono parole semplici, ma colgono nel profondo una delle paure dell’uomo: quale valore e senso dare alla nostra esistenza?

Allora mi viene da pensare che ci sono tanti modi per far finta di non sentire questa domanda, che nel nostro inconscio-son sicura-continua a risuonare come in uno stillicidio; come il cuore che batte, in alcuni giorni più forte; come il ticchettio insistente di un orologio che non vorremmo sentire.
Valide soluzioni possone essere buttarsi a capofitto in attività, nel proprio lavoro, in un amore, in un hobby, in un’amicizia, in viaggi, e così via…Mettendo, a tacere, per un po’, solo per un po’, questo grande e doloroso interrogativo.

Il medesimo interrogativo che porta un neonato a piangere, appena scorge la luce, come arriva a sostenere il Leopardi, quando scrive in un suo famoso Idillio, dal titolo “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”:“E’ funesto a chi nasce il dì natale”. A tal punto che i genitori, alla nascita di un infante non possono far altro che consolarlo di essere venuto al mondo, e cercare di rende più lieve possibile, la caduta su questa terra:
“Nasce l’uomo a fatica,
Ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolar dell’esser nato”. 

Sembrerà, forse, anacronistico riportare pensieri del Romanticismo Ottocentesco; ma sono quelli che la canzone di Vasco, non si sa come, né  perché, hanno suscitato in me. Sull’onda di questi pensieri mi è tornato in mente un Lieder di Franz Schubert, “Gute Nacht”, tratto dalla raccolta “Viaggio d’Inverno” (Die Winterreise, op. 911), dove il Viandante (Die Wanderer) , ricercatore perenne di un senso del viaggio, metafora della vita, richiama il“pastore errante” di Leopardi.
“Sono giunto da straniero, da straniero me ne vo”…proferisce.

Il misero, dopo aver cercato un senso, incarnato dall’amata che non si trova; unica, forse, che potrebbe rendere significativo il suo viaggio, metafora della vita, non riesce a dare un senso all’esistenza, se non intenderla come un viaggio nell’inverno, notte dei pensieri, tacere di emozioni belle, chiudersi di corolla di sentimenti amorosi,e fine della speranza. Proprio come il pastore leopardiano, che si arrende, e arriva a domandare alla luna, muta, il senso della sua esistenza e di quella degli uomini.

Proseguendo l’ascolto della canzone di Vasco, trovo un barlume, però, finalmente, un barlume di speranza nel messaggio affidato al ritornello:
”Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà…
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo  
Domani è un altro giorno arriverà…” .

Il senso e il significato della vita non è il caso di cercarlo dunque, ostinatamente rimuginando, o speculando di letteratura, scienza o filosofia: sarà la vita stessa a farci comprendere, prima o poi, i motivi, -sempre ci siano- di ciò che si vive.
Perché la vita, probabilmente, è da concepire come un quadro: solo osservandolo a debita distanza, è possibile distinguere le forme, e coglierne i significati.

La vita, ad un certo punto, ci restituirà tutte le immagini del film, di cui siamo primi registi-spettatori. E in quanto spettatori, troveremo, forse, il senso del nostro film, dopo i titoli di coda, in corrispondenza del THE END.
Vasco Rossi, in fondo, esprime un pensiero molto affine a quello della grande poetessa Alda Merini (di cui, perdipiù, era anche amico) che, alla domanda su che senso avesse la vita rispondeva:

 

“La vita non ha un senso; ovvero è la vita che ci dà un senso. Sempre che noi la facciamo parlare la vita. Perché prima dei poeti parla la vita. Bisogna ascoltarla la vita”.

Dunque il senso si trova nel viverla, nelle cose di ogni giorno, senza domandarsi quale sia.
E potrebbe essere che, mentre dipingiamo il nostro quadro, a cui non riusciamo a dare un senso e di cui non capiamo il valore, esso si rivelerà alla fine un autentico capolavoro. Ma è necessario far tacere i pensieri, i “percome” e i “perché”, avendo la pazienza di arrivare al completare il quadro; facendo un po’, quando ci coglie lo smarrimento davanti al buio e alla confusione della vita, come Rossella O’Hara in “Via col vento”: pensando sempre che “domani è un altro giorno”, e che magari sarà migliore, o anche peggiore; ma pur sempre necessario e degno di essere vissuto.

Silvia Maria Calliero

Seguici su:
Silvia Maria CallieroCommunityRecensioni    https://www.youtube.com/watch?v=StRtFh01XUo   “Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita, un senso non ce l’ha”. Sono le parole d’una famosa canzone di Vasco Rossi, intitolata “Un senso”. Con semplicità e immediatezza, nelle prime strofe ripropone la domanda che tutti, almeno una volta, ci siamo posti nella vita, soprattutto in circostanze...Una comunità scolastica attiva