In questa sezione sono visibili le ricostruzioni autobiografiche dei ragazzi della classe II L. Su loro espressa richiesta, i testi non sono stati accompagnati dai nomi degli estensori.

 

In classe abbiamo letto una parte del libro di Dostoevskij Povera gente. In questo pezzo di narrazione che è stato letto non ho potuto fare a meno di notare l’impatto psicologico che subisce la bambina e che influenza anche il lettore che lo legge, immedesimandosi in Varen’ka stessa, perché non penso che sia un piacere perdere tutto ad un tratto le proprie ricchezze e il proprio padre. Le mie figure di riferimento durante l’infanzia sono state principalmente,come perlomeno tutti i bambini,i miei genitori e i parenti più stretti (nonni, zii). I miei genitori, per esempio sono stati quelli che mi hanno trasmesso tutti gli insegnamenti necessari per vivere in una comunità come la nostra. Oltre a questo sono stati a loro a mantenermi e ha permettermi di andare a scuola a imparare cose nuove tutti i giorni. Quando ero piccolo, come del resto anche adesso, se c’era qualcosa che non andava o mi sentivo triste andavo a parlarne sempre con loro e, anche dopo intere giornate di lavoro ,erano comunque pronti a sentire un bambino lamentarsi dei suoi problemi. Collegandomi a questo, sono capitati anche dei momenti nei quali ero oppresso dalla malinconia, magari quando veniva a mancare un parente caro a cui mi ero affezionato e non riuscivo ad accettare il fatto che non lo avresti potuto più vedere, oppure, quando ero piccolo e sentivo i genitori litigare, stavo male perché per me sono sempre  i  miei genitori e quando loro stanno male psicologicamente anche io un po’ ne risento.

 

Le persone che hanno influenzato la mia infanzia sono davvero poche, a causa del mio carattere abbastanza chiuso e scorbutico. I miei genitori e un carissimo amico di famiglia sono le persone che hanno influenzato di più la mia infanzia. Quest’ultimo mi ha influenzato (ovviamente in modo positivo), grazie alla sua simpatia e alla sua “capacità” di migliorarti la giornata. Ma purtroppo, o meno male, si cresce e quindi l’infanzia finisce per tutti; i momenti felici calano sempre di più in quantità. In alcuni casi si possono incontrare nel sentiero della vita delle crisi più o meno difficili da superare. Per ora la più complicata mi è capitata ormai due anni fa. Non mi voglio aprire più di tanto su questo argomento, perché tocca un tasto ancora molto dolente: insomma in questo caso è maglio un mal di denti.

 

La mamma non è solo mamma, è anche la maestra che spiega le cose ai bambini piccoli, l’infermiera che li cura quando stanno male, la cuoca che gli prepara da mangiare, la persona a cui può dire tutto e che sarà sempre pronta ad aiutarti. Per questo io dico che una delle persone più importanti della mia infanzia è proprio mia mamma. La malinconia nel mio caso può arrivare da un momento all’altro: un pensiero, una canzone, persino un odore possono farmi ricordare qualcosa e rendermi malinconica. Quando una persona mi dice di essere in crisi, non ho molto presente come ci si senta, non ho mai vissuto periodi di questo genere, al massimo indecisione, come nel caso di scegliere la scuola superiore.

 

Quando ero piccola i miei punti di riferimento erano i miei genitori. È normale per una bambina che non conosce ancora niente del mondo avere una figura principale che ti aiuti, che ti consoli e che ti appoggi in ogni cosa che fai.

Anche se spesso per me non è stato così. I miei genitori sono stati sempre presenti ma ero io la bambina strana, quella un po’ timida e distaccata.

Quando andavo alle elementari, tornata da scuola, entravo in camera mia, chiudevo la porta e scoppiavo a piangere perché ero presa in giro da tutti i miei compagni di classe. Era una cosa che accadeva ogni giorno, è stata una cosa terribile per me. È normale, quando sei piccolo dai troppo peso alle parole delle persone e non hai ancora imparato a fregartene. Nonostante tutto ciò, non riuscivo ad aprirmi ed a parlarne con i miei genitori. Pian piano le cose, per fortuna, sono migliorate ed ho capito che bisogna dare il giusto peso alle parole, caricarle di coerenza ed imparare ad usarle con cura e nei momenti ad adatti, perché spesso le parole fanno molto più male di uno schiaffo.

Ho provato poi un grande senso di malinconia quando a 9 anni è avvenuta la morte della mia nonna materna, una persona speciale che se n’è andata così, in un battito di ciglia. Era una delle persone più importanti della mia vita. E a volte è brutto, quando cerco di creare l’immagine del suo volto nella mia mente ma non mi riesce, perché ero talmente piccola e me la ricordo appena.

Tante volte mi sono sentita così sola e ferita.

Però sono contenta di tutto questo perché mi ha fatto crescere forte e mi ha fatto capire veramente tante cose.

 

Sinceramente, non ho mai avuto una figura di riferimento nella mia vita, ma ho sempre avuto l’idea che non bisogna arrendersi mai. Se si ha un obiettivo, si deve lavorare duro per farlo avverare. Un momento di malinconia della mia vita è stato quando è venuto a mancare mio nonno… per quello che mi ricordo era la persona più altruista e gentile che conoscevo. È stato duro quel giorno, quando, dopo che ero tornato dall’allenamento, mio padre mi disse che nonno era andato via. Nella mia vita ho sempre avuto le idee chiare e di momenti di crisi non ne ho mai avuti.

 

Non ricordo con esattezza se, da bambino, avessi una figura di riferimento; però pensandoci con attenzione posso dire: ”Sì, ce l’avevo”. Era, ed è ancora oggi, mio cugino più grande di me di nome Stefano che oggi ha 30 anni.  Io vedevo in lui una sorta di modello da seguire per diventare grandi; non a caso l’ho anche scelto come mio padrino di cresima. Mi è capitato di essere oppresso dalla malinconia quando questa estate sono arrivato nel campeggio nel quale trascorro ogni mia estate e non c’erano i miei amici. Praticamente siamo cresciuti insieme in quel campeggio; uscivamo tutti i giorni insieme, andavamo in piscina, giocavamo a pallone, andavamo in spiaggia, la sera andavamo nel punto principale del campeggio,  la piazzetta, dove gli animatori facevano gli spettacoli e stavamo li a giocare. Quest’anno loro non sono potuti venire e io mi sono annoiato molto. Questo periodo in particolare della mia vita è un periodo di crisi. Non so che cosa capita in me, ma mi trovo spesso a ribattere e ad arrabbiarmi con mia mamma, molte volte mi sento nervoso e arrabbiato senza un apparente motivo; sono come una bomba pronta ad esplodere, come se mancasse solo la scintilla, e quindi mi innervosisco per qualsiasi cosa mi viene detta. Diverse volte, proprio per questo motivo, ho molte pretese senza dare niente in cambio. Quando mi rendo conto di aver sbagliato, chiedo scusa e mia mamma cerca di capire se ho qualche problema o qualcosa che mi preoccupa ma puntualmente io non so rispondere. Spero che sia solo un problema legato a questo periodo adolescenziale perché in effetti non ho alcun tipo di problema.

 

Parlando della mia famiglia, posso dire che con mio fratello non ho potuto avere un rapporto “alla pari” perché ci separano dieci anni di età, per cui avevamo poche cose in comune. Penso che la scelta di una persona di riferimento fosse, per forza di cose, ricaduta sui miei genitori, in particolare mia madre, in quanto era sempre presente. Ho iniziato ad accorgermi di qualcosa che mi dava fastidio in terza elementare. In pratica, l’insegnante di matematica invece di chiamarmi per nome si rivolgeva a me con nomignoli poco simpatici. Mi ricordo che, quando mi ignorava, sentivo di non essere neanche un bambino, quando non capivo ciò che lei spiegava mi sgridava così tanto che mi sentivo schiacciato da sparire all’interno del banco. Questo periodo di crisi è durato veramente tanto; adesso che sono cresciuto, probabilmente cercherei di risolvere certe situazioni senza lasciare passare troppo tempo e quindi la mia sofferenza sarebbe limitata.

 

Della mia infanzia ho perlopiù ricordi felici e positivi. La mia figura di riferimento è stata e lo è ancora mia mamma, perché a lei potevo e ancora tutt’ora posso confidare le cose che penso e quelle che mi succedono, perché so che di lei posso contare, secondo me è  grazie a lei che oggi sono quello che sono. C’è stato soltanto un periodo della mia infanzia in cui ho sofferto tanto e sono stato molto malinconico, ed è stato il periodo in  cui è mancata mia nonna, perché le volevo un mondo di bene. Appena mi avevano fatto sapere che non l’avrei più rivista mi è crollato il mondo addosso e ancora tutt’ora vorrei poterle dare un abbraccio. Un periodo di crisi l’ho vissuto nel periodo degli esami di terza media, perché avevo troppa paura di non farcela a superarlo, e poi avevo un sacco di ansia per l’orale, soltanto l’idea di ritrovarmi davanti a tutti i professori mi faceva mancare il fiato. Alla fine se sono qui a scrivere questo tema come compito alle superiori vuol dire che l’ho passato.

 

Nella mia infanzia la persona di di riferimento é stato mio nonno paterno che si chiamava Michele. Con lui facevo tantissimi giochi, il gioco che mi piaceva di piú era giocare alla parrucchiera.

Avevo l’abitudine di mettergli le pinze da stendere il bucato nei capelli, le collane, gli orecchini, e i braccialetti. Mi portava sempre ai giardinetti e giocava con me e mia sorella a palla.

Quando io avevo otto anni, mio nonno si é ammalato, quelle malattie che colpiscono le persone anziane, ed era diventato silenzioso; da quel periodo la mia vita é cambiata.

Non giocava piú insieme a noi come prima non rideva piú come una volta.

Dopo un po’ la malattia si é aggravata e io sono diventata ancora piú triste; lui e stato ricoverato in ospedale per tanto tempo e io andavo a trovarlo quasi tutti i giorni con i miei genitori e la mia sorella maggiore. Mi sono intristita ancora di piú quando lui é morto nel giugno del 2008. Senza la sua presenza tutti eravamo piú tristi, e in famiglia tutti sentivamo, e sentiamo, la sua mancanza.

 

Durante la mia infanzia ho avuto come punto di riferimento,mentori,i miei genitori. Mio padre mi insegnò e mi insegna ancora adesso le buone maniere,l’educazione,l’impegno che bisogna dare per ogni cosa soprattutto sullo studio,come del resto mia madre,ma lei era meno rigorosa. Nonostante avessi dei punti di riferimento,mi è capitato di essere un po’ malinconico,ma ho ricordi nebulosi. La malinconia mi prendeva qualche volta quando ero solo, per esempio a letto la sera,ripensando a quando giocavo con i miei fratelli e cugini a basket o alla playstation; purtroppo questi azioni possono solo più essere ricordi,ma secondo me questa è nostalgia. Infine,i miei pochi momenti di crisi adolescenziali li ho rimossi. Però ho vaghi ricordi di quando mi vengono queste crisi, per esempio verso la sera quando i miei genitori ritornano dal lavoro e mi dicono di fare una o più determinate cose. Se ho intenzione di fare altre cose o mi annoio al pensiero di ritornare sui libri, mi assale un po’ di rabbia e un senso di ribellione che fatico a soffocare ed allora mi chiudo nel mutismo selettivo. Tutto questo però lo supero in poche ore, poichè ho attorno a me persone sempre disponibili e spiritose.

 

La maggior parte della mia infanzia l’ho passata a Torino in una zona periferica, è lì che sono cresciuta fino all’età di 6 anni. In quel periodo i miei lavoravano e io passavo gran parte del mio tempo con mia nonna, era lei che mi veniva a prendere alla scuola materna e, passando gran parte della giornata a casa sua, mi ha trasmesso la passione per la cucina. Finii la scuola materna e inizia la prima elementare, non vivendo in una zona molto bella di Torino i miei genitori decisero di mettere in vendita la casa e di trasferirci in un altra cittadina, perciò io non avrei finito il mio percorso delle elementari in quella scuola  e avrei abbandonato tutte le amicizie. Fu un periodo molto malinconico, l’idea di cambiare città ,amicizie e anche un po stile di vita non mi esaltava particolarmente. Seppi poco dopo che i miei nonni e i miei zii si sarebbero trasferiti nello stesso nostro palazzo della casa nuova, ne fui entusiasta. Passò l’estate e inizia la seconda elementare ma la malinconia che avevo prima svanì poichè mi resi conto che non fu così traumatico, tutti furono molti aperti nei miei confronti e in poco tempo mi legai facilmemte alla nuova classe. Passarono gli anni e diventai grande, finii le elementari e iniziai la scuola media. Fu un bel periodo fino alla seconda, lì iniziò un lungo periodo di crisi. Tutte le mie amiche avevano fidanzati ed erano tutte belle , io mi sentivo male con me stessa piangevo  molto, mi sentivo sbagliata. Iniziai il periodo adolescenziale con dei complessi. Tutti dicono che l’adolescenza è il periodo più bello, di goderselo perchè passa in fretta, io non la penso così: per me è stato un periodo veramente triste.

 

La  figura di riferimento che ha caratterizzato la mia infanzia è stata mio padre. Questo perchè trascorreva e trascorre ancora oggi molto tempo al lavoro, quindi ogni volta che rientrava a casa passavo tanto tempo con lui. Questo fatto è uno dei ricordi migliori della mia infanzia. Quest’ultima è stata molto felice e con pochi momenti tristi. Solamente in una circostanza sono stato oppresso dalla malinconia: la morte del mio gatto, perchè con lui avevo un forte legame e lo consideravo alla stregua di un fratello.

Nonostante questo piccolo episodio, fino ad ora nella mia vita non ho mai vissuto periodi di crisi veri e propri.

 

La mia infanzia l’ho passata principalmente in mezzo alla campagna, passando le ore che seguivano l’uscita dalla scuola nell’azienda di mio padre, con mia madre, mia nonna, mio padre, mia sorella. Il mio principale punto di riferimento della mia vita é stato ed é tutt’oggi mia nonna. Lei è stata, sia per me che per mia sorella, presente nei momenti più brutti della nostra vita. Un momento che ha segnato la mia vita con un senso di malinconia e smarrimento è stato l’assenza di mia madre per un periodo della mia infanzia, per motivi di salute; in quei giorni mi sentivo molto triste e senza una figura materna o paterna che mi consolasse. L’unica era mia nonna che cercava di sostituire per quel che riusciva mia madre. Un problema che ho incontrato abbastanza di recente é stato quello di scegliere l’indirizzo di studi delle superiori, in quel momento mi sentivo come davanti ad un bivio che non é stato facile affrontare.

 

Nella mia infanzia ci sono state due figure a cui facevo riferimento, i miei nonni con i quali passavo gran parte del tempo a causa del lavoro dei miei genitori. Mi succede spesso di sentirmi molto malinconico.Uno dei maggiori periodi di crisi che io abbia mai avuto finora è stato quando ho capito il mio orientamento sessuale, perché non sapevo come comportarmi, se sarei stato accettato comunque dalle persone e se avrei dovuto dirlo agli altri. Quel giorno fu di tristezza e depressione.