Stephen King, il più famoso autore vivente di libri horror

Cari ragazzi del blog buongiorno,
lo scorso anno, la mia classe IF ed io abbiamo lavorato sulle diverse tipologie testuali e sui generi letterari.
“Che noiaaaa!!” direte voi.
Beh, non proprio o per lo meno non sempre.

L’esperienza di produzione scritta, passare cioè dalla teoria dei modelli studiati alla sfida di “diventare scrittori” utilizzando gli strumenti appresi, è stata un’avventura creativa. I risultati ne sono la prova.

Ogni ragazzo si è misurato secondo la propria fantasia, voglia, capacità e ne sono nati testi molto interessanti. Ne volete un assaggio? Bene, leggete il testo horror che segue: l’autore è Daniele Lignana della classe IF (a.s. 2016/2017).

Buona lettura e buon anno scolastico.
Daniela Scundi

 

 

Erano le 19.28 ca…!! avevo di nuovo perso il treno.
Il cellulare era spento, la stazione vuota. Mi sedetti lì, sul muretto vicino al semaforo. Dietro a questo, c’era un vastissimo campo assolutamente non curato, di cui vedevo solo l’inizio ed il confine avvolto nel buio di quella sera.
Ero tranquillo. Spostai la mia attenzione sui vestiti che avevo comprato, ero fiero di aver fatto quegli acquisti. Dietro di me, in quel campo, sentii un rumore, come se ci fosse qualcuno. Qualche istante dopo mi consolai,
vedendo un corvo prendere il volo con il suo tipico verso; mi resi conto di essere un pauroso ingenuo.
Non ho più dieci anni, non posso spaventarmi ancora della mia ombra.
Nonostante questo, iniziai a sentire qualcosa dentro di me che mi angosciava, non mi sentivo molto a mio agio, così, per distrarmi un po’; salii le scale della stazione per controllare l’orario del treno: 20,30, mi rimaneva ancora molto.
“Mi faccio un giro? Naah”, ne avevo già perso uno, magari il treno passava un po’; prima. Ridiedi uno sguardo all’orologio: 19,40. Si alzò il vento, iniziò a piovere. Decisi di andare al riparo, non volevo tornare a casa con una
polmonite. Ripercorsi le scale della stazione che collegavano la parte sinistra del binario con quella di destra. Eravamo io e la pioggia, l’unica che, in quella sera, era lì a farmi compagnia.

Mi accorsi, appena seduto sul bordo della ringhiera, di aver dimenticato la sacca coi i vestiti. Riscesi le scale, afferrai la borsa e tornai su correndo, senza badare alla sua leggerezza. Osservai, una volta arrivato nuovamente al binario, l’interno della borsa e mi accorsi che mancava qualcosa; la maglia e i pantaloni dov’erano finiti?

Eppure ero solo, nessuno in quella stazione avrebbe potuto rubarmi i vestiti. Decisi di lasciar perdere, avrei avuto altre occasioni per ricomprarli, in fondo, tra pantaloni e maglietta non avevo superato i 20 €.

Osservai i graffiti e i disegni sulla ringhiera, era così piena di scritte che c’era più inchiostro che vernice. Lessi qualche frase per passare il tempo: “Quando il buio scende le tenebre non hanno più paura di te”.

“Che senso ha ‘sta frase? La gente non ha proprio niente da fare”.
Continuai a leggere: Quando la morte è una via per un luogo misterioso, perché non imboccarla al più presto?
“Qualcuno qui vuole spaventare. Che burloni!”

Mi girai e stavolta mi spaventai davvero, per la mia ombra. Ecco forse perché… non era la mia, infatti venne trascinata via da una folata di vento.  La cosa mi diede i brividi. Il vento continuò a soffiare arruffandomi i capelli. Presi il cellulare per guardarmi e nell’immagine, dietro la mia testa, notai un’ombra che guardava il cellulare insieme a me.

Andai nel panico. Non me ne importava più nulla del treno. Scesi le scale e corsi per cercare qualcuno. Nel momento in cui imboccai il sottopasso sbattei la testa contro una scarpa. Guardai sorpreso, la scarpa apparteneva a un corpo impiccato. Un incubo.”Che si fotta la sicurezza”…

Tornai sulle rotaie. Proprio all’uscita mi bloccò qualcuno con la faccia bianca, senza occhi né bocca. Mi fissava. Scappai dall’altra parte ma questo mi corse dietro fino a prendermi. Senza sapere come, mi ritrovai sdraiato sulle rotaie con quel volto bianco che mi sovrastava dall’alto. Volevo scappare ma la maglietta e i pantaloni acquistati poco prima, legavano il mio corpo alle rotaie.  Il volto bianco mi sussurrò all’orecchio: “La morte è una via per un luogo misterioso, perché non imboccarla al più presto?”

Erano le 20:27 ed io ritornai ad essere solo. Sotto la pioggia. Legato alle rotaie. Sentii annunciare l’altoparlante: “Il treno delle 20.30 è in anticipo di due minuti, allontanarsi dalla linea gialla”.

Daniele Lignana Classe IF

King

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