Tempo di lettura: 2 minuti

Practice random kindness and senseless acts of beauty. Questa frase, attribuita alla pacifista americana Anne Herbert, mi ha sempre suscitato tenerezza ed entusiasmo. E’ quella che mi è venuta in mente quando ho letto l’articolo pubblicato dall’Eco del Chisone del 7 settembre di quest’anno. Un imprenditore ha donato un’apparecchiatura per la chirurgia laser della laringe al reparto di otorinolaringoiatria dell’Ospedale Civile di Pinerolo, diretto dal dott. Mauro Magnano che il nostro Istituto ben conosce (il dott. Magnano si è più volte prestato personalmente con conferenze per la campagna antifumo). Valore della donazione: 35 mila euro. Quello che mi ha colpito è la dichiarazione riportata nell’articolo: “Mi faceva piacere fare qualcosa anche per la comunità in cui affondano le mie radici. E poi mi ero ripromesso  di restituire quella carezza datami dal dottor Magnano quando io ero un semplice paziente, a lui sconosciuto, appena uscito dalla sala operatoria.”

Una carezza. Da un medico a uno sconosciuto paziente. Una carezza costata niente, a una persona indifesa in stato di necessità. Il medico aveva fatto il suo dovere, l’operazione era andata bene, il lavoro andato a buon fine. Non aveva altri obblighi. Una carezza assolutamente gratuita. Eppure è stata proprio quella carezza a dare così tanto al paziente da indurlo a voler fare una cospicua donazione al reparto.

Gli atti di gentilezza gratuiti innescano circoli virtuosi. Se qualcuno è gentile con me senza esserne obbligato, mi verrà voglia di rimettere in circolo ciò che ho avuto. What goes around comes around dicono in inglese. E se vale per le cose negative tanto più vale per quelle positive.

Fare del bene, poi, fa bene anche a chi lo fa. Ci sono studi che dimostrano come praticare gentilezza o fare del volontariato faccia bene alla salute, riduca l’ansia e aumenti la stima di sé, come si può vedere ad esempio in questo articolo di Huffington Post Essere gentili con gli altri riduce l’ansia o Il volontariato fa bene alla salute del Corriere della Sera.

Non c’è bisogno di gesti eclatanti. A volte è sufficiente un sorriso, lasciar passare un’auto che esce da un parcheggio, ascoltare uno sfogo senza giudicare, chiedere “come stai?”…

Secondo Eric Berne (autore di un libro molto interessante dal titolo “A che gioco giochiamo”) la “carezza” è l’unità di misura dell’interazione sociale: non solo la carezza fisica, ma qualunque gesto sociale positivo. In parole povere, qualunque atto di gentilezza. Secondo Berne siamo talmente affamati di carezze, di riconoscimenti sociali, da spingerci ad accontentarci anche di “carezze negative”. Ma una carezza positiva, vera o figurata, costa così poco a chi la fa e dà così tanto a chi la riceve, da avere un potere di cui non sempre siamo consapevoli.

A volte una carezza può valere 35 mila euro. A volte può avere un valore incommensurabile.

 

 

Seguici su:
Raffaella ChiarettaCommunityPractice random kindness and senseless acts of beauty. Questa frase, attribuita alla pacifista americana Anne Herbert, mi ha sempre suscitato tenerezza ed entusiasmo. E' quella che mi è venuta in mente quando ho letto l'articolo pubblicato dall'Eco del Chisone del 7 settembre di quest'anno. Un imprenditore ha donato un'apparecchiatura per...Una comunità scolastica attiva