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Pubblichiamo qui di seguito, grazie alla prof.ssa Carla De Stefani che l’ha fatto redigere e poi ricopiare, un lavoro di Federico Manescotto, della classe V E.

Si tratta di uno dei temi di maturità di alcuni anni fa. Allievi delle classi quinte (e non solo): leggete e commentate!

Buona lettura

 

 

La Musica, diceva Aristotele, non va praticata per un unico tipo di beneficio che da essa può derivare, ma per usi molteplici, poiché può servire per l’educazione, per procurare la catarsi e in terzo luogo per ricreazione, il sollievo e il riposo dallo sforzo. Il candidato si soffermi sulla funzione, sugli scopi e sugli usi della musica nella società contemporanea. Se lo ritiene opportuno, può fare riferimento anche a sue esperienze di pratica e/o ascolto musicale 

 

Viviamo in un mondo che fa troppa confusione. Un mondo capace di opporsi ai nostri sogni più autentici, gettando nella solitudine chi, da sempre, è prigioniero della fragilità del proprio castello interiore. Passiamo la vita cercando un qualcosa in grado di dare voce alla nostra anima, sempre più inascoltata e fragile, che sappia fermare il mondo e metterlo in stand-by, anche se per un attimo. Un attimo che vale una vita. Speriamo nell’esistenza di un’arma che possa tradurre i nostri silenzi e dar colore alle cose; un rifugio in grado di proteggerci da quei “casini” che ci portiamo appresso, come bagagli, spesso troppo pesanti e troppo difficili da disfare. E così troviamo riparo nella musica, a cui parliamo incessantemente, senza aprire bocca, sapendola in grado di custodire i nostri segreti più intimi, quelli più oscuri, come se fosse un terapeuta a cui ci sentiamo di dire tutto.

Con l’aumento della popolazione mondiale, lo sviluppo tecnologico e la nascita di nuove forme di comunicazione virtuale, la musica sembra aver preso una posizione dominante in una società basata sull’apparenza e sulla conseguente solitudine di massa.

Si sa che da sempre la musica consola l’uomo, accompagnandolo costantemente, in ogni fase della sua vita, ponendo un freno al caos che percorre le gallerie della sua anima e ristabilendo un ordine all’interno del suo sottosuolo; il bisogno di musica oggi pare essere aumentato: in un mondo, forse troppo veloce, forse troppo caotico, in cui il ruolo dell’anima viene meno, la musica risulta essere l’unica via di fuga da una vita che non si sente propria.

La musica ai tempi dei social network, ha assunto la parte di “medicina” mirando alla guarigione dell’uomo sotterraneo, che sappiamo nascondere nel migliore dei modi, come se fosse un essere importante, talvolta prezioso, che ci vergogniamo di mostrare.

Per quanto possa sembrare assurdo e del tutto irragionevole, la musica non ha più un semplice ruolo di ricreazione, bensì viene paragonata ad un cerotto capace di rimarginare le ferite e bloccare fuori il mondo. Un mondo che spesso si fa odiare, mentre noi, incantati, lo osserviamo curiosamente attraverso una finestra e le cuffie nelle orecchie.

Federico Manescotto, V E

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