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Ugo Foscolo

Il carme (termine che deriva dal latino e che significa “poesia”) nasce dopo una discussione che Foscolo e l’amico Ippolito Pindemonte, scrittore e poeta di carattere malinconico, avevano avuto nel salotto della contessa Isabella Teotochi Albrizzi di Venezia.

Pindemonte era contrario all’editto di Saint Cloud (1804), con cui Napoleone Bonaparte imponeva lo spostamento dei cimiteri fuori dai centri abitati e quello delle tombe fuori dalle chiese, con un’unica tipologia di lapide per tutti.

Foscolo non è d’accordo con lui, ma, una volta terminata la discussione, ci ripensa.

Il suo non è un pensiero formulato su basi religiose, ma nasce dalla volontà di resistere al tempo che scorre: se i giorni passano e distruggono tutto, il presente e le belle memorie del passato, in che modo è possibile per l’uomo resistere alla furia del tempo, che tutto fa sparire dal ricordo dei viventi, giorno dopo giorno?

Il lungo carme inizia con la citazione di una legge romana che prescriveva questo: i diritti delle divinità dei defunti siano sempre sacri.

Questo, invece, è il contenuto sintetico del carme.

(vv.1-15) Forse è più bello dormire il sonno eterno riparati dall’ombra dei cipressi dei cimiteri e dentro tombe che sentono il pianto dei propri cari? Assolutamente no. Quando non si vedrà più il sole sorgere, quando le ore future non porteranno con sé alcun piacere, quando non sarà più possibile ascoltare le poesie dell’amico Pindemonte, che tipo di consolazione sarà una lapide che distingua le mie ossa da quelle degli altri?

(vv.16-22) Anche la speranza fugge i cimiteri. L’oblio, la dimenticanza, avvolge col suo mantello ogni cosa e la fa sparire, trasformandole in altre cose (legge di Lavoisier: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma; tipico pensiero dell’Illuminismo ateista).

(vv.23-40) L’unica via che rimane al vivente prima di passare nel regno dei morti è l’Illusione. Illusione che rende possibile sentire vicini a noi tutti i morti. Ciò avviene attraverso il loro ricordo: esso ce li rende vivi anche quando non respirano più. Spesso, grazie a questa illusione, vive con noi l’amico morto. Il suo cadavere viene protetto dalla presenza della lapide, che ne ricorda la vita e che protegge il suo nome di fronte al passare del tempo.

(vv. 41-50). Solo chi è vissuto senza amore, senza lasciare sulla terra qualcuno che gli volesse bene, non avrà gioia dalla lapide. Se guarda se stesso dopo il suo funerale, vedrà aggirarsi il suo spirito tra i templi greci vicini al mitologico fiume Acheronte o sotto l’ala protettrice del perdono di Dio. Purtroppo però, le sue ceneri non saranno mai omaggiate da alcuno; esse serviranno per nutrire le ortiche.

(vv.51-77) Eppure, oggi, una nuova legge (l’editto di Saint Cloud) impone che le sepolture vengano allontanate dalle città. Senza una tomba giace Giuseppe Parini, gettato in una fossa comune; uomo che aveva preso in giro i vizi degli aristocratici, servendo da vivo la Musa della poesia, Talia. Dove sei, Musa? Non ti sento, qui dal mio alloggio in porta Romana (sito in Milano, città in cui era vissuto e poi scomparso Parini). Tu, quando Parini era in vita, venivi e gli sorridevi, quando lui era seduto sotto ad un tiglio che ora è infuriato perché la sua ombra non può più coprire l’urna del grande poeta. Ma forse tu, Musa, stai cercando dove sia stato sepolto Parini, magari dentro ad una fossa comune. A lui la città di Milano non ha dedicato una lapide, non una parola di ricordo.

Forse ora il suo cadavere è insanguinato dalla testa tagliata di un ladro, all’interno di una fossa comune.

(vv. 78-90) Senti tra le macerie del cimitero una cagna che raspa il terreno, ululando alla luna, famelica di ossa. Vedi poi, o Talia, uscire dal teschio dove si era rifugiata un’upupa e svolazzare sui cadaveri, facendo versi. Invano, Talia, preghi che su Parini la notte faccia cadere rugiade. Se non sono onorati dai viventi e circondati dal pianto dei propri cari, non esiste fiore per quelli che sono morti.

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Paolo CavalloBlog studentiSocietà e culturaDei sepolcri,FoscoloIl carme (termine che deriva dal latino e che significa 'poesia') nasce dopo una discussione che Foscolo e l’amico Ippolito Pindemonte, scrittore e poeta di carattere malinconico, avevano avuto nel salotto della contessa Isabella Teotochi Albrizzi di Venezia. Pindemonte era contrario all’editto di Saint Cloud (1804), con cui Napoleone Bonaparte...Una comunità scolastica attiva