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Oggi 21 marzo, GIORNATA DELLA POESIA

Per questo desidero dedicare alcune mie parole ad una grande poetessa del nostro secolo: Alda Merini, di cui qui propongo una celebre poesia musicata da Giovanni Nuti, ed interpretata da Milva.

Nei versi della poesia, tratta dalla raccolta “Vuoto d’Amore”,  la poetessa tratteggiò un breve, ma intenso, ritratto di sé.

Usò immagini cariche di passione ed eternò il giorno della sua nascita, dandogli un forte significato, ed una valenza che  dalla mitologia appare amplificato. Ed è un eternarsi, attraverso i versi, pur nell’ammettere la propria forza, peculiarità dell’essere “diversi”, e la debolezza.

Essere “altro”  fu per lei dono, ma anche, spesso, condanna, perché ciò la costrinse a subire molteplici temporali di vita.

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.

Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

(Alda Merini da Vuoto d’amore, 1991)

 

Mi permetto oggi, quale Sua Ammiratrice, di dedicare alla Grande Poetessa, una mia reinterpretazione della sua poesia:

Divagazioni sulla poesia “Sono nata il ventuno a Primavera” di Alda Merini
“Nacqui il 21 Marzo 1931 a Milano.

“Sono nata il giorno che apre le porte a Primavera, stagione più dolce dell’anno.
Sono nata il 21 marzo, giorno magico e perfetto; perfetto come il numero 3, somma delle cifre da cui è composto. Sì, proprio il 3, quel prezioso numero su cui si regge il mondo, la fede e l’armonia. Quel magico numero che in geometria origina il triangolo, con la sua indistruttibile e salda forma a tre lati. Quel magico numero che dà vita alla Divina Trinità, e che caratterizza molti ritmi di danza.
Anche i miei versi miei furono governati dal numero 3, lievi e passionali come una danza a ritmo ternario, eterni e indistruttibili, come perfette forme geometriche, e intrisi di Sacro e Trino.
Del Figlio mi sono imbevuta, per sentirne la carne, e adorarla, ergendole un Sacro Altare; del Padre e dello Spirito ho sentito il richiamo, e l’anelito al Divino sempre ha profumato di preghiera anche i miei canti più sensuali e più vicini alla terra.
Nacqui il 21 a Primavera, e mi stupii quando compresi che il mio essere Raro ed Eccezionale, sarebbe stato scambiato per un violento turbine di follia, per una tempesta marina che tutto invade e tutto trasforma.
E fui veramente Tempesta: feci tempesta intorno, perché la terra, da quel giorno non fu più la stessa. Come i primi germogli, pur così teneri e molli, colorano della loro vitalità le zolle dei campi, e le trasformano per sempre.
Fui Tempesta, ma anche un Fiorire di Variopinti e Profumati Colori, che nei giorni diedero vita a un eccezionale giardino di Versi.
Il mio canto fu come Preghiera, e irrefrenabile Ringraziamento; fu pianto di pioggia sottile ma anche tremenda mareggiata; e fui canto notturno di gioia e di pianto. Come viaggiatrice del mondo esplorai ogni passione e amai, di profondo amore, anche le più dolorose.
Perché è stata Vita e Luce che ho sentito dentro me, e il pulsare forte del sangue, il dono più grande che il generoso cielo mi fece.
E’ stata la vita il più grande dono: una splendida Vita, ricca di tutti i colori possibili, che tutti amai dal più vivace al più fosco.
Così Proserpina, sempre Nuova Primavera, fu lieta di avermi accolta fra le sue braccia, e lieta di asciugare coi suoi lievi raggi di delicato sole, le mie notturne lacrime. E io sempre l’amai, sorridente e accogliente Madre. Così sarà per sempre ”.

Silvia Maria Calliero

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